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Aggiornato alle 21:02 (ora italiana) 5 ott 2026

Economia e Mercati lunedì 5 ottobre 2026 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Delfin verso il sì all'offerta di Intesa su Mps

La holding della famiglia Del Vecchio si orienterebbe ad aderire all'Opas con la sua quota, aprendo la strada al consolidamento bancario

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di DUCTINH91 su Pixabay

Il consiglio di amministrazione di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, si sarebbe orientato ad appoggiare l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena. Lo riferiscono fonti di stampa economica, secondo cui la holding si impegnerebbe ad aderire all’operazione con la propria partecipazione, pari al 17,6% del capitale della banca senese.

L’eventuale adesione di Delfin avrebbe un peso specifico superiore a quello della sola percentuale posseduta: la holding è il principale azionista privato di Mps dopo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, e un suo sì segnalerebbe agli altri soci la direzione presa dall’operazione. Finora l’esito dell’Opas lanciata da Intesa restava legato alle scelte dei grandi azionisti di riferimento del Monte, oltre che a quella del Tesoro, che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto la propria quota nella banca senese senza uscirne del tutto.

L’operazione si inserisce in un processo di riassetto del settore bancario italiano che prosegue da mesi, con Intesa Sanpaolo nel ruolo di acquirente e Mps come oggetto dell’offerta. Un’adesione della holding dei Del Vecchio, se confermata nelle prossime fasi dell’operazione, ridurrebbe significativamente l’area di incertezza sull’esito finale dello scambio, spostando l’attenzione sulle mosse degli altri soci istituzionali del Monte.

Al momento le informazioni circolano attraverso la stampa economica e non risultano confermate da comunicati ufficiali delle due società coinvolte. Il quadro resta quindi provvisorio: un’eventuale decisione formale del consiglio di Delfin, se e quando resa pubblica, costituirebbe il passaggio che trasformerebbe l’orientamento riportato in una posizione definitiva e vincolante ai fini dell’offerta.

Per il mercato bancario italiano, abituato negli ultimi anni a operazioni di aggregazione tra istituti di credito, l’esito dell’Opas Intesa-Mps rappresenta uno dei dossier più seguiti del comparto. La partecipazione di Delfin, costruita negli anni dalla famiglia Del Vecchio attraverso investimenti diversificati che includono anche il settore bancario, è stata più volte oggetto di attenzione da parte degli analisti proprio per il suo possibile ruolo di ago della bilancia in operazioni di consolidamento settoriale.

Spread a 132 punti e inflazione al 4,2%: la fotografia dei mercati italiani

Lo spread Btp-Bund ha toccato i 132 punti base in una settimana di vendite globali di titoli di Stato, mentre l'inflazione italiana di settembre sale al 4,2% trainata dai costi dell'energia.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Alex Luna su Pexels

Lo spread tra Btp e Bund ha toccato i 132 punti base prima di ridursi, con la Borsa di Milano che ha comunque chiuso in territorio positivo. Il movimento si inserisce in una settimana segnata da una vendita globale di titoli di Stato, alimentata dall’inflazione e da un petrolio che si attesta sui 100 dollari al barile. Il Treasury decennale americano ha toccato il 5,34%, un livello che non si vedeva dal 2002, mentre il Btp decennale è arrivato al 4,8%.

A preoccupare i mercati più del debito italiano è, secondo le fonti consultate, quello francese: il differenziale Oat-Bund è tornato sui livelli della crisi del debito europeo del 2012, dopo che Piazza Affari giovedì scorso aveva perso il 2,2%.

Sul fronte dei prezzi, l’indice italiano di settembre è salito al 4,2% dal 3,3% di agosto, mentre l’indice armonizzato europeo segna un più contenuto 4,1%. A spingere i prezzi sono soprattutto i costi energetici: quelli regolamentati sono cresciuti del 25,9% e quelli non regolamentati del 22,2%. I dati sull’inflazione provengono finora da un’unica origine, un’elaborazione di dati Istat ed Eurostat ripresa da un’analisi di mercato; nessuna conferma indipendente è al momento disponibile.

IndicatoreValore
Spread Btp-Bund (picco)132 punti base
Treasury Usa a 10 anni5,34% (massimo dal 2002)
Btp a 10 anni4,8%
Inflazione Italia (settembre)4,2% (da 3,3% in agosto)
Inflazione armonizzata Ue4,1%
Tasso Bce sui depositi2,5%

La Banca centrale europea ha già alzato i tassi due volte, portando quello sui depositi al 2,5%, e prevede che l’inflazione nell’area euro possa arrivare al 3,6%. Il petrolio sopra i 100 dollari al barile resta, in questo quadro, la variabile che lega l’andamento dei prezzi energetici italiani alle tensioni sui mercati obbligazionari internazionali.

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