Redazione Zero Sezioni EN ES

Aggiornato alle 21:02 (ora italiana) 5 ott 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi lunedì 5 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Iran rende pubbliche le sette condizioni per riaprire lo Stretto di Hormuz

Ghalibaf lega le richieste di Teheran al memorandum di Islamabad: fine del blocco navale, sblocco degli asset, stop alle sanzioni petrolifere e alle azioni militari contro Iran e alleati. Nel weekend altre due petroliere colpite nelle acque del Golfo.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Tima Miroshnichenko su Pexels

Il 4 ottobre il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha reso pubbliche le sette condizioni che Teheran pone a Washington per riaprire lo Stretto di Hormuz, confermando che lo stretto resterà chiuso finché non saranno soddisfatte. Ne avevamo scritto il 2 ottobre, quando una nuova petroliera era stata colpita mentre Washington aumentava la pressione su Teheran: oggi, per la prima volta, l’elenco completo delle richieste iraniane viene formalizzato pubblicamente da chi guida i negoziati per conto di Teheran.

Le condizioni, secondo quanto riferito da Ghalibaf, si basano sul memorandum di Islamabad siglato a giugno e includono la fine del blocco navale statunitense nell’area, la revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano, lo sblocco degli asset iraniani congelati all’estero e la cessazione di ogni azione militare contro l’Iran e i suoi alleati nella regione. Il capo negoziatore iraniano ha collegato l’annuncio a un piano in sette giorni presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: se Washington accettasse le condizioni, il traffico marittimo normale riprenderebbe entro il settimo giorno, data in cui si aprirebbero negoziati su un accordo finale.

L’annuncio arriva mentre la situazione sul terreno resta tesa. Nel weekend precedente l’agenzia marittima britannica UKMTO ha riferito che almeno due petroliere sono state colpite da proiettili non identificati nelle acque vicino a Oman e Iran, un episodio che si aggiunge alla serie di attacchi alle navi commerciali che il giornale segue da agosto. Non è ancora chiaro se gli attacchi del weekend siano collegati alla pubblicazione delle condizioni o rappresentino un capitolo separato della crisi nel Golfo.

La scelta di Teheran di rendere pubblico l’elenco completo delle richieste segna un cambio di registro rispetto ai mesi precedenti, quando le condizioni erano state anticipate solo parzialmente o per via diplomatica informale. Mettere nero su bianco i sette punti — e collegarli esplicitamente al memorandum di Islamabad — sposta la palla nel campo di Washington: l’amministrazione statunitense non ha ancora risposto pubblicamente ai termini elencati da Ghalibaf.

Resta da vedere se l’iniziativa diplomatica iraniana trovi riscontro a Washington o se, come già accaduto più volte da agosto, la pubblicazione di condizioni scritte non si traduca in un negoziato effettivo. Il meccanismo del piano in sette giorni richiede comunque un’accettazione preliminare statunitense prima che possa scattare qualunque verifica sul terreno.

← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore